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SINNER, ADDIO AL SOGNO
“Non ho fretta, so cosa devo fare”

Questo contenuto è stato pubblicato 2 anni fa. Potrebbe essere riferito ad un’edizione passata degli Internazionali d’Italia.

“O vinci, o impari” ripete spesso coach Riccardo Piatti a Jannik Sinner. Oggi l’azzurro, numero 81 del mondo, non ha vinto ma può imparare tanto. Grigor Dimitrov, numero 22 del mondo ma ex n. 3, ha chiuso in rimonta 4-6 6-4 6-4. Il bulgaro è cresciuto alla distanza mentre Sinner si muoveva via via più rigido. L’azzurro ha pagato errori di esecuzioni e scelte non sempre lucide nel terzo set in cui ha comunque recuperato un break di svantaggio quando il bulgaro serviva per il match e salvato quattro match point prima di affossare l’ultimo smash. Ha concluso la partita con un vincente in più ma un totale di 65 gratuiti, bagaglio troppo pesante contro un avversario che di punti in tutto il match ne ottiene 99.

Ho capito un po’ di cose, non è stata la conclusione che volevo – ha detto in conferenza stampa -. Non ho avuto problemi fisici, è andata un po’ giù la condizione. Lui fisicamente è uno dei più forti, si muove benissimo. Io oggi ho giocato ‘normale’, non da dio ma non mi posso lamentare, oggi al terzo avevo trovato le soluzioni per gfare il break. Poi l’ultimo game è andato come è andato. Io devo accettare che ci sono avversari fisicamente più forti di me. Non mi metto fretta, gioco tranquillo. So cosa devo fare“.

Dunque, ancora nessun teenager italiano è mai arrivato ai quarti degli Internazionali BNL d’Italia. Il primato di precocità per un azzurro tra i migliori otto al Foro Italico resta di Andrea Gaudenzi, attuale presidente dell’ATP, fermato a 20 anni nel 1994 da Pete Sampras.

L’Italia ha ancora un jolly, però. Dopo la vittoria di Matteo Berrettini in due tiebreak nel derby con Stefano Travaglia, Lorenzo Musetti potrebbe diventare il più giovane azzurro di sempre nei quarti a Roma. E riportare due italiani tra i primi otto al Foro per la prima volta dal 1984, dai tempi di Francesco Cancellotti e Claudio Panatta.

Il break a zero nel primo game è un annuncio, una dichiarazione di presenza. Niente squilli di tromba o fanfare, però. La sola musica essenziale in campo, senza gli olé e gli applausi del pubblico, è il “pop” squillante della palla quando la colpisce piena nello sweet spot. Il punto dolce, il cuore del piatto corde. Così fa battere il cuore dei tifosi che a distanza coltivano speranze di gloria riflessa.

“Black” Sinner serve bene e risponde forte. Gioca con la faccia più dura, sicura e impenetrabile. Non esulta ai vincenti, non si sfoga dopo gli errori. Conosce il traguardo e la strada che serve per arrivarci, la percorre senza indecisioni. E’ consapevole, convinto e sinuoso come ha imparato da piccolo per dominare la neve, alleata e potenziale falsa amica, in slalom gigante.

Sente la palla, la anticipa piuttosto che aspettare, accetta il rischio di inciampare in un colpo sbagliato perché pienamente fiducioso del piano stragegico. L’errore di esecuzione non mette in discussione lo schema, e insieme lo schema non diventa dogma da applicare indipendentemente dalle circostanze. Nel teatro delle geometrie variabili, Sinner attraversa lo spazio con una messa a fuoco costante sulla palla

Sinner ha la postura e l’atteggiamento di chi si sente favorito, di chi è pienamente padrone di casa contro un ex top-10 e vincitore delle ATP Finals (2017, finale contro il belga David Goffin). Alla fine del primo set, Dimitrov sale e Sinner si adegua.

Maturo nella gestione delle situazioni e delle emozioni, gioca profondo e non solo piatto, mette più spin, Dimitrov deve fronteggiare una palla complessa, più curva. Negli ultimi due punti, cambia al servizio: slice da destra e kick alto da sinistra, sempre contro il rovescio, e il bulgaro sbaglia due risposte. Sinner chiude il set con 6 vincenti a 2, 26 errori a 17. Fa la differenza negli scambi brevi, quelli che richiedono un massimo di cinque colpi.

Dimitrov, che ha alzato il ritmo da dietro negli ultimi game del primo set, inizia il secondo più compassato. E mal gliene incoglie, perché nuovamente perde a zero il servizio. Subito l’immediato controbreak, Sinner si rimette a costruire l’edificio della sua partita. Edificio che però perde consistenza nel finale. Perde a rete un punto praticamente vinto, sbaglia due dritti in diagonale da sinistra e si va al terzo. Il bulgaro vince pu+iù punti negli scambi brevi, chiude il set con quasi il doppio dei vincenti, 14 a 8, e un gratuito in più, 12 a 11.

Tiene di testa, di “tigna”, sembra un po’ affaticato. Non vuole mollare, ma perde campo e profondità. Non chiede medical time out, ma il linguaggio del corpo è quello di chi avverte che i muscoli non rispondono alla testa. Però sta lì, comunque, a giocare con le carte che ha, a mettere in campo tutto quel che può. Recupera il break di svantaggio quando il bulgaro serve per il match. Ma concatena un doppio fallo e due dritti lungolinea da sinistra che non atterrano nemmeno in corridoio. La tensione si vede, si sente, si tocca. Quattro match point non bastano a Dimitrov nel decimo game, il più denso di emozioni e speranze, attese e rimpianti. Il più forte è lo smash a rimbalzo, a campo aperto, affossato in rete. Il finale di partita più amaro, che gela tutti. La crescita passa anche da lezioni così.

“In un anno sono cresciuto molto, in generale” ha detto Sinner in conferenza stampa. L’azzurro ha dimostrato ancora una volta, anche dopo una sconfitta così, di avere le idee chiare e di saper guardare al quadro complessivo. “Sul gioco a rete abbiamo lavorato tanto negli ultimi sei mesi, ma non siamo ancora ad un alto livello – ha ammesso -. Anche sul back di rovescio posso migliorare. Io non me gioco tanti ma è un colpo che mi servirà per variare ritmo. Lui mi ha messo in difficoltà, sapevo che mi avrebbe giocato tanti back: quando è lungo mi dà meno fastidio, quando è corto ci sono diverse soluzioni tra cui posso scegliere. Devo anche accettare di non essere fisicamente forte come altri, su questo devo lavorare“.

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